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El borg di formaggiatt

Corso San Gottardo

L’attuale quartiere San Gottardo era conosciuto un tempo come "el borg di formaggiatt", ed era un popoloso ed animato paesotto del contado milanese, immerso nella campagna appena fuori dai bastioni spagnoli. Ancora oggi varcando Porta Ticinese ed entrando in Corso San Gottardo si ha subito l’impressione di arrivare in un’altra città, più vivace e genuina di quella che ci si lascia alle spalle. Sembra ancora di sentire sbuffare e sferragliare il famoso Gamba de Legn, il tram a vapore che fino al 1936 portava i Milanesi fino a Pavia.

borgo1Sul lato destro di Corso San Gottardo venendo dal centro si allineano le case strette e lunghissime che collegano il Corso al Naviglio Pavese, risalenti al 1600-1700. Qui le cantine e i pianterreni delle case ospitavano le cosiddette casere, ambienti adibiti alla lavorazione e stagionatura del formaggi, soprattutto grana padano e gorgonzola, prodotti con il latte della fertile “Bassa”.

Le forme di cacio venivano trasportate sui Navigli e scaricate direttamente nelle cantine, in cui man mano venivano spostate al maturare verso il corso, dove arrivavano a stagionatura ultimata. Si può immaginare il forte e non sempre gradevole odore che impregnava l’aria della zona!

Per evitare l’eccessivo rigonfiamento delle forme, i formagiatt le raspavano con una sorta di lima metallica, in modo da far evaporare il siero. La raspatura veniva poi donata alle dame di S. Vincenzo delegate alla Parrocchia di S. Gottardo, che la usavano per insaporivano le zuppe per i poveri del quartiere.

Oltre alle casere, nella zona si trovavano fabbri, ramai, calzolai, zoccolari, falegnami e parrucchieri, ovviamente diverse botteghe con svariati generi alimentari, scuderie, fienili, vinaie e forni. Molte erano le osterie, tra le quali la Dogana e quella della Noce, meta prediletta degli Scapigliati.


La Chiesa di S. Gottardo al Corso

L’edificio risale al 1250, quando fu fondato dai Benedettini e dedicato al loro Santo confratello protettore dei malati di gotta, calcoli e renella. Dopo varie ricostruzioni, nel 1896 la chiesa assunse le attuali forme neocinquecentesche a cura dell’architetto Cesare Nava.


Il Borgo 14

Dopo la chiesa inizia la sfilata delle famose casere, tra quinte di basse case di ringhiera, dotate di ballatoi esterni su cui si affacciavano le porte e le finestre della abitazioni. Tra queste la più deliziosa è quella all’interno di Corso San Gottardo 14, dove si respira aria di campagna: il cortile-strada molto ordinato e grazioso è diviso in due da un sottopassaggio e termina con un inaspettato albero di fico. Angolini bucolici ovunque: ringhiere coperte da rampicanti e pianticelle, terrazzini e scale esterne con cascate di verde, archi di vite tra una casa e l’altra, dai quali in autunno pendono grappoli di uva profumatissima.

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